La giornata mondiale della Vista

Oggi é la giornata mondiale della Vista, e visto che presto servizio presso una grande azienda che fa della vista (e soprattutto della non-vista) il suo business principale mi sembra quasi doveroso esprimere a lei ed ai suoi collaboratori i miei migliori auguri.

Auguro alla Vista di essere leggera, rilassata, gioiosa e giocosa, ma anche vigile, attenta, prudente e scrupolosa.

Di essere tanto precisa quanto relativa, vedendo sia le tante conferme che i numerosi dubbi che incessantemente le si presentano.

Di poter godere visceralmente di ciò che vede, e di essere tollerante e comprensiva con ciò che non é affatto bello da vedere.

Di non sforzarsi per vedere il nitido ma per vedere il Vero, anche quando questo é apparentemente invisibile ed ineffabile, oltre i suoi orizzonti correnti.

Di saper comprendere, smontare, rimontare e quando serve anche ignorare le visibili apparenze, adattandosi alle diverse e varie densità delle situazioni e dei soggetti che appaiono al suo cospetto.

Di saper agevolmente cambiare scala, riconoscendo che tra il micro ed il macro, tra il vicino ed il lontano, a volte le distanze reali sono molto diverse da quelle apparenti.

Di sapersi orientare e districare nel caos (Chaos) vivo e crescente nel quale ci stiamo immergendo.

Auguro agli Occhi, sia quelli interiori che quelli esteriori, di manifestare la Vista in tutte le sue molteplici e caleidoscopiche sfacettature.

Auguro agli Occhiali di correggere e sostenere la visione di ciò che serve, e di aiutare a non vedere ciò che non serve più.

Auguro alle Diottrie di non misurare più la quantità di un cosiddetto difetto visivo, quanto piuttosto l’eventuale non qualità di ciò che viene mostrato.

Auguro all’Osservazione di essere riconosciuta sempre più e meglio nel suo status centrale, libero ed inviolabile di “movimento primario e primigenio della consapevolezza”.

Auguro ai portatori dei sogni, delle visioni, delle profezie, dell’immaginazione, delle fantasie, delle astrazioni, delle illusioni, degli inganni e non da ultimo ai percettori della realtà esterna di vedere che questi fenomeni apparentemente disgiunti altro non sono – ad un livello più profondo – che diverse densità e qualità (o non qualità) del pensiero e della consapevolezza.

Infine auguro a tutti noi una buona mondo visione, di vederne delle belle, e – soprattutto – di vedere la propria espansione, evoluzione e maturazione verso un livello più profondo di Conoscenza di Se.

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Riflessioni sulla Materialità Integrale

«Quando Newton ha pensato che esistesse la forza di gravità, per esempio, essa esisteva veramente.

Quando Einstein ha compreso, affinando la propria consapevolezza, che lo spazio-tempo poteva piegarsi, la legge di gravità ha smesso di essere valida. Anzi, per meglio dire, da quel momento in poi l’Universo virtuale è cambiato – contemporaneamente nel passato, nel presente e nel futuro – e nella nuova configurazione la legge di gravità è stata invalidata: se prima era valida, adesso non Io è mai stata.

Laddove esistono leggi della fisica che vengono ricreate nel tempo, anche le costanti universali devono essere ricalcolate, perché a loro volta si modificano.

Dobbiamo dunque cominciare a pensare che le leggi della fisica siano effettivamente il frutto dell’idea che noi abbiamo dell’Universo, e che di conseguenza siano mutabili nel tempo e nello spazio.»


«Prima di tutto, Galileo si è accorto che esisteva un fenomeno fisico da studiare, cioè l’ha guardato dall’esterno: ha visto che esisteva il pendolo, ha notato che la lampada del Duomo di Pisa oscillava. La storia della scienza racconta che, dopo aver osservato il fenomeno, l’ha simulato mentalmente e ha cercato di scrivere una legge che fosse in grado di descriverlo.

In realtà, però, non è andata così.

Il fenomeno, infatti, era dentro di lui.

Galileo l’ha riconosciuto inconsciamente come fenomeno esterno, è stato catturato dal pendolo perché sapeva esattamente cosa fosse il pendolo, ma lo sapeva solo a livello inconscio. Lo sapeva perché l’aveva costruito lui: in quanto Dio, creatore, ha costruito il pendolo e le leggi che lo regolano, quindi ha riconosciuto nel moto del pendolo qualcosa che gli apparteneva.

Galileo, però, credeva di aver fatto il contrario, non conosceva i meccanismi della coscienza.

In altre parole, noi non osserviamo un fenomeno fisico esterno e lo portiamo alla coscienza, ma riconosciamo un fenomeno fisico come una nostra creazione, e quando riusciamo a comprenderne le leggi in realtà le stiamo solo ricordando, perché noi stessi ne siamo stati i creatori.

Questa idea è travolgente, ed è la dimostrazione che il nostro cervello raccoglie dentro di sé tutte le informazioni proprie della fisica delle particelle subatomiche esistenti, anche di quelle che ancora non sono state scoperte!

Questo vuol dire, sostanzialmente, che (adesso) non serve (più) a niente studiare,
ma per capirlo bisogna(va) aver studiato.»


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In Cammino verso la Maturità

…Quindi il primo passo è questo:

Rinunciare all’atteggiamento, se ancora ce l’avete, verso le vostre emozioni come verso un’area che potrebbe anche avere dei valori non corretti.

Tutto quello che possedete è giusto, dobbiamo solo, diciamo, ordinare meglio, riorganizzare meglio, l’onda sulla quale oscillano queste emozioni, l’onda della ragione che permette alle emozioni di accendersi.

Un’altra domanda che viene: ma sono tutte vostre le emozioni che voi contenete, che voi mantenete, che voi percepite, di cui vi occupate?

È possibile in qualche modo escludere le emozioni non vostre, quello che magari si sono infilate per sbaglio e che voi continuate a mantenere?

Proviamo a cambiare il criterio, il criterio della messa in ordine, il criterio della classifica.

Invece di dire “Mio, non Mio” possiamo dire “Maturo, non Maturo” perché, nella misura in cui voi siete nella vostra maturità, voi comunque possedete tutto.

Possedete tutto il volume della luce, tutto ciò che percepite come respiro della vita si presenta a voi come se fosse roba vostra, anche se poi si presenta attraverso i terzi, anche se magari possono essere emozioni manifestate da altri. Però qui il confine vero passa tra “Maturità e non Maturità” invece che tra “Mio e non Mio”, perché questo confine che passa tra “Maturità e non Maturità” non è veramente un confine, non è una barriera di separazione che dice: “Ecco, questa è tutta roba mia, invece quello che c’è lì fuori non è mio” perché questa separazione esclude la logica del TUTTO.

Nella logica del TUTTO non può esserci la separazione.

Se invece cambiamo il confine e mettiamo da una parte l’ambiente maturo e quindi ciò che voi possedete come ambiente maturo e senso di voi stessi maturi e dall’altra parte, che però non è veramente dall’altra parte della barriera, ciò che non è maturo, vedrete che qui, al posto della divisione, c’è comunque un’unificazione.

Perché la non maturità si trasforma naturalmente in maturità e allora questi diversi valori e quindi anche queste diverse emozioni, che in questo momento voi possedete e incontrate nella risoluzione esistenziale della non maturità, possono benissimo diventare emozioni vostre mature e a questo punto voi raccontate la narrativa del TUTTO, non dovete mettere intorno a voi dei paletti, delle barriere che esprimono lo spirito della separazione….

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