La Percezione nella Maturità

…Quindi il primo passo è questo:

“Rinunciare all’atteggiamento, se ancora ce l’avete, verso le vostre emozioni come verso un’area che potrebbe anche avere dei valori non corretti”

Tutto quello che possedete è giusto, dobbiamo solo, diciamo, ordinare meglio, riorganizzare meglio, l’onda sulla quale oscillano queste emozioni, l’onda della ragione che permette alle emozioni di accendersi.

Un’altra domanda che viene: ma sono tutte vostre le emozioni che voi contenete, che voi mantenete, che voi percepite, di cui vi occupate?

È possibile in qualche modo escludere le emozioni non vostre, quello che magari si sono infilate per sbaglio e che voi continuate a mantenere?

Proviamo a cambiare il criterio, il criterio della messa in ordine, il criterio della classifica.

Invece di dire “Mio, non Mio” possiamo dire “Maturo, non Maturo” perché, nella misura in cui voi siete nella vostra maturità, voi comunque possedete tutto.

Possedete tutto il volume della luce, tutto ciò che percepite come respiro della vita si presenta a voi come se fosse roba vostra, anche se poi si presenta attraverso i terzi, anche se magari possono essere emozioni manifestate da altri. Però qui il confine vero passa tra “Maturità e non Maturità” invece che tra “Mio e non Mio”, perché questo confine che passa tra “Maturità e non Maturità” non è veramente un confine, non è una barriera di separazione che dice: “Ecco, questa è tutta roba mia, invece quello che c’è lì fuori non è mio” perché questa separazione esclude la logica del TUTTO.

Nella logica del TUTTO non può esserci la separazione.

Se invece cambiamo il confine e mettiamo da una parte l’ambiente maturo e quindi ciò che voi possedete come ambiente maturo e senso di voi stessi maturi e dall’altra parte, che però non è veramente dall’altra parte della barriera, ciò che non è maturo, vedrete che qui, al posto della divisione, c’è comunque un’unificazione.

Perché la non maturità si trasforma naturalmente in maturità e allora questi diversi valori e quindi anche queste diverse emozioni, che in questo momento voi possedete e incontrate nella risoluzione esistenziale della non maturità, possono benissimo diventare emozioni vostre mature e a questo punto voi raccontate la narrativa del TUTTO, non dovete mettere intorno a voi dei paletti, delle barriere che esprimono lo spirito della separazione….

Un’altra versione di questo post si trova a questo indirizzo 🙂

Posted in Articoli | Leave a comment

Interindipendenza

Ieri sera sono stato colto di sorpresa da questa parola: Interindipendenza.

L’ho sentita come se l’avessi inventata io, per poi scoprire che da qualche parte esisteva già 😀 ed era pure piuttosto allineata alle mie sensazioni:

Parliamo di inter-in-dipendenza perché ogni essere ha il suo grado di libertà dentro un’armonia che non è «prestabilita», ma che può essere disturbata – e questo è il problema del male. L’uomo non ha doppia cittadinanza, una qui e una lassù, o una per ora e un’altra per dopo. Egli è qui e ora l’abitante di una realtà autentica che presenta molte dimensioni, ma che non scinde la vita umana in due parti, o nel tempo o nello spazio, o per l’individuo o per la società. Il servizio alla terra è il servizio divino così come l’amore di Dio è amore umano.

Visione trinitaria e cosmoteandrica: Dio-Uomo-Cosmo, vol. VIII, Jaca Book 2010, p. 315-316.

(Fonte: Panikkar Sūtra Maciej Bielawski commenta Raimon Panikkar via Google Search)

La condivido quì come appunto di lavoro, per il momento senza ulteriori considerazioni…

Posted in Articoli | Tagged | Leave a comment

Errare e sbagliare

Quanti errori e sbagli ho fatto nella mia vita? Quanto mi sono punito e ridicolizzato per averli fatti? Quanto mi considero sbagliato rispetto a come vorrei essere? Ma come ho fatto a sbagliare così tante volte?

Tutte queste domande ci portano diritti ad uno dei temi centrali dell’essere umani, ovvero la relazione con gli errori, gli sbagli e quindi con il procedere nella vita.

Le parole errare e sbagliare nascondono delle potenti chiavi di lettura che possono aiutarci ad approfondire questo tema, a superare i nostri limiti e a trasformare la nostra relazione con gli errori e gli sbagli per renderla più scorrevole, naturale e matura.

Errare significa andare vagando, senza sapere dove, senza consiglio, come brancolando tra le tenebre, da cui i termini errante ed errabondo, ovvero colui che vaga qua e la in luoghi diversi. Per esempio, la pianta erratica é quella che cresce spontaneamente in luoghi differenti, anche lontani dal luogo di origine.

L’errare denota quindi la condizione del procedere senza conoscere a priori, senza una mappa, senza un’obiettivo prefissato, e questo é un modo naturale e caratteristico della vita che si fa conoscere mediante l’esplorazione e l’esperienza diretta.

L’errare é una componente essenziale dell’esperienza.

Il bagliore, invece, é qualcosa che fa badare, che attrae l’attenzione, come ad esempio un grande splendore, da cui (ab)bagliare ovvero offuscare la vista per soverchio di chiarore. Secondo la sua definizione etimologica lo sbaglio é la funesta conseguenza della mancanza di attenzione, ovvero della offuscazione della vista prodotta da qualcosa che attrae l’attenzione, che é di prendere una cosa per un’altra.

Lo sbaglio é una condizione momentanea che comporta la mancanza di visibilità su alcuni aspetti della realtà circostante.

Quello che voglio fare notare quì non sono delle sottili differenze semantiche tra due parole ma il fatto che i vocabili errare e sbagliare descrivono dei movimenti naturali e normali della nostra esistenza:

  • l’esplorazione e la navigazione “a vista”
  • la deviazione/spostamento dell’attenzione

Errare e sbagliare non hanno di per se una connotazione negativa, se non nel giudizio che é stato loro dato nel corso dei secoli. Essi descrivono una parte dei processi esistenziali, ed hanno la capacità di aprire imprevedibili potenziali in modo caotico ed apparentemente illogico.

E’ nelle nostre facoltà la scelta di un atteggiamento neutro e maturo verso gli errori e gli sbagli – sia nostri che altrui – e riconoscere che essi sono semplicemente una condizione naturale, intrinseca ed inevitabile nel procedere nell’esistenza e della manifestazione fisica.

Al tempo stesso, siamo responsabili dei movimenti e degli eventi causati dal nostro agire “erratico” o “sbagliato”. Quindi la neutralità matura non sta semplicemente nell’ignorare o nello sminuire gli errori e gli sbagli direttamente vissuti, ma nella loro accettazione per ciò che sono, nel percepirli senza giudizio, nel riconoscere e guardare in faccia ciò che essi hanno creato, senza “voltarsi dall’altra parte” per paura di scoprire aspetti oscuri di noi stessi.

Osserviamo semplicemente “così é stato, così é andata”. Lasciamo andare il passato onorandolo per il servizio che ci ha reso e per l’insegnamento che ci ha dato. Non condanniamoci per i nostri errori e per i nostri sbagli. Perdoniamoci per ciò che abbiamo fatto (o non fatto) e che non avremmo voluto (o voluto) fare. Riappacifichiamoci con il passato, soprattutto con quello “errato” e “sbagliato”.

Lasciando andare facciamo spazio nella nostra vita, e creiamo i presupposti per attirare verso di noi condizioni di vita più fluide e scorrevoli, in cui poter scegliere secondo il criterio della felicità e della gioia senza inutili ed obsoleti sensi di colpa.

Posted in Articoli | Tagged | 2 Comments