Il crollo delle aspettative

La didascalia che sento di poter dare alla giornata di oggi é: il crollo di ogni aspettativa che sostiene il vecchio ordine della realtà.

L’aspettativa, ossia l’aspettare per guadagnare tempo, quel (falso) tempo che é sempre più insufficiente e indisponibile per servire le esigenze della Vita vera ed autentica.

Esercitando l’aspettativa, un soggetto dichiara implicitamente: “questo non é il momento per essere veramente me stesso, lo sarà (forse) più avanti”. Così facendo partecipa alle false promesse di una vita più autentica in futuro, cedendo parte della sua autonomia ad eventi successivi che non lo riguardano.

Mediante l’aspettativa, vengono sostenute circostanze e stili di vita che distraggono continuamente dal momento presente, l’unico in cui é dato vivere veramente. L’aspettativa funge da pretesto per non occuparsi di se stessi, della propria interiorità ed integrità, della propria capacità di farsi emozionare dalla Vita.

In molti casi l’aspettativa ha anche inquinato e confuso la speranza, quel filo sottile che consente di ritrovare la propria fede/fiducia quando viene persa. In questo modo molti individui che hanno viste disattese le loro aspettative hanno creduto di perdere anche la speranza, con il risultato che adesso non sanno più come ritrovare la loro fede/fiducia e si sentono definitivamente persi.

Nell’economia della luce, l’aspettativa é come un prestito con interesse. La cessione della propria autonomia in cambio di una promessa, la promessa di avere in restituzione in futuro qualcosa in più di quanto si sta cedendo/prestando. Il credere che quella promessa verrà certamente mantenuta é stato raramente messo in discussione, ma adesso questa credenza di base si sta sgretolando.

E’ veramente conveniente cedere il proprio potere – un evento certo ed attuale – in cambio di una promessa che non ci appartiene – un evento non certo e futuro?

Energeticamente parlando, lo scambio tra una certa tangibile quantità di autonomia ed una fatua promessa – per quanto “promettente” possa essere – non é equilibrato, e presenta, con maggiore evidenza a lungo termine, un bilancio molto sfavorevole per il soggetto che presta.

Il Corpo é sempre più consapevole che l’aspettativa é assolutamente illusoria, mentre invece é reale, integra ed autentica la sensualità del momento presente. Il Corpo non é assolutamente interessato a mantenere in vita le aspettative, perché desidera invece sperimentare ed occuparsi delle varie facce della sensualità man mano che essa si espande nell’esistenza.

Le aspettative sono destinate a dissolversi – in modo più o meno gentile – per fare posto ad una maggiore autonomia e capacità di vivere la sensualità del momento presente. I falsi e fragili pilastri portanti dell’attuale stile di vita, tutti invariabilmente basati sulle promesse e le aspettative dell’illusorio “fai adesso così e sarai (forse) domani colà” dovranno essere sostituiti da nuovi e robusti pilastri autentici fondati con il Reale e corporeo principo del “fai ciò che in questo momento i sensi ti dicono essere giusto ed appropriato per te”.

Man mano che vedremo crollare i vecchi pilastri, teniamoci ben saldi ai corrimani offerti da questa eccitante prospettiva;-)

La didascalia che mi sento di dare alla giornata di oggi é “il crollo di ogni aspettativa che sostiene il vecchio ordine della realtà”.
L’aspettativa, ovvero l’aspettare per guadagnare tempo, quel falso tempo che é sempre meno disponibile e sufficiente per assecondare le esigenze della Vita.
Esercitando l’aspettativa, un soggetto dichiara “questo non é il momento di essere veramente se stesso, lo farò (forse) più avanti”. Così facendo partecipa alle false promesse di una vita più autentica più in la nel tempo, cedendo parte della sua autonomia ad eventi futuri che non lo riguardano. Mediante l’aspettativa, vengono sostenute circostanze e stili di vita che distraggono continuamente dal momento presente, l’unico in cui ci é dato vivere veramente.
Sovente la speranza, quel filo sottile che permette di ritrovare la propria fede/fiducia, é stata confusa ed inquinata con l’aspettativa. Molti individui, viste disattese le loro aspettative, hanno quindi creduto di perdere anche la speranza, che invece é sempre presente e disponibile.
Nell’economia della luce, l’aspettativa é come un prestito con interesse. La cessione della propria autonomia in cambio di una promessa, la promessa di avere in restituzione in futuro qualcosa in più di quanto si sta cedendo/prestando. Il credere che quella promessa verrà certamente mantenuta é quasi sempre dato per scontato, ma adesso questa credenza di base si sta sgretolando. E’ conveniente cedere il proprio potere – un evento certo ed attuale – in cambio di una promessa – un evento non certo e futuro ? Energeticamente parlando, lo scambio tra una certa tangibile quantità di autonomia ed una fatua promessa – per quanto “promettente” possa essere – non é equilibrato, e presenta, con maggiore evidenza a lungo termine, un bilancio molto sfavorevole per il soggetto che presta.
Il Corpo é sempre più consapevole che l’aspettativa é assolutamente illusoria, mentre invece é reale, integra ed autentica la sensualità del momento presente. Il Corpo non é assolutamente interessato a mantenere in vita le aspettative, perché desidera sperimentare ed occuparsi delle varie facce della sensualità man mano che essa si espande nell’esistenza.
Tutte le aspettative sono destinate a dissolversi – in modo più o meno gentile – per fare posto ad una maggiore autonomia e capacità di vivere la sensualità del momento presente. I falsi e fragili pilastri portanti dell’attuale stile di vita, tutti invariabilmente basati sulle promesse e le aspettative dell’illusorio “fai adesso così e sarai (forse) domani colà” dovranno essere sostituiti da nuovi e robusti pilastri autentici basati sul reale “fai quello che i sensi ti dicono essere giusto ed appropriato in questo preciso momento”.
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Eclisse parziale di Sole

In occasione dell’eclisse parziale di Sole visibile questa mattina in Italia (vedi quìquì due descrizioni di questo evento) condivido il video dell’eclissi di cui fui spettatore in Mongolia nel 2008 durante questo splendido viaggio organizzato dalla rivista Focus.

Buona visione/meditazione ;-)

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Giochi di parole

Grazie all’etimologia e al sito etimo.it scopro ogni giorno quanto le parole siano un enorme tesoro nascosto alla luce del sole, un tesoro che usiamo quotidianamente senza (probabilmente) conoscerlo a fondo.

Il linguaggio, lo strumento da noi più utilizzato, é spesso anche il meno conosciuto.

Con i giochi di parole il mio intento é di riscoprire, sottolineare ed espandere la profondita e la potenza del linguaggio, del nostro sapere interiore, ed amplificare la capacità di notare la qualità dell’energia che facciamo transitare quando ci esprimiamo per mezzo delle parole.

Le parole sono l’interfaccia tra la nostra coscienza e la realtà, il ponte tra il mondo interiore e quello esteriore. Le parole eccitano l’ambiente e favoriscono la creazione delle circostanze. Un uso appropriato delle parole facilita lo sviluppo della coscienza ed una migliore comprensione e creazione della realtà.

Sento crescere in me una maggiore responsabilità e consapevolezza nell’uso delle parole. Evitando approcci rigidi e severi come “parla solo quando sai di migliorare il silenzio” credo sia importante imparare gradualmente a dosare le parole, a non sprecarle, a farne un uso saggio, qualitativamente maturo e ben direzionato. Ed in questo processo apprendiamo come dare la giusta importanza anche al silenzio, a ricordarci di affrontarlo con coraggio come faremmo con il buio (cito l’elenco letto da Renzo Piano a Vieni via con me)

Nei giochi di parole non si cela un dizionario etimologico, ma un approccio energetico al linguaggio ed alla sua forza del creare.

Vi auguro che nelle piccole provocazioni che vi propongo possiate trovare qualche ispirazione, qualche punto di vista interessante, qualche “click” su un aspetto della realtà che non avevate notato prima.

E soprattutto spero che vi divertiate quanto me nello scoprire quei segreti che centinaia d’anni fa sembravano essere ben chiari… ;-)

Elenco dei giochi di parole:

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Una scintilla durante il black-out

Dopo alcune settimane di “silenzio stampa” oggi sono quì a condividere la condizione della difficoltà, caratteristica di questo periodo, di mettere a terra tramite le parole le mie percezioni. Sento molta caoticità nell’aria, e molte delle cose che riesco ad agganciare poco dopo mi sfuggono, si scollegano dal mio interesse oppure si dissolvono.

Sono attualmente in corso molti movimenti globali, come ben descritto da Irina, da Lauren Gorgo e da Saint Germain, e questo articolo é il mio modo per riaffiorare un attimo dal vortice, da questo “ribaltone energetico”, per predere un po’ di fiato e ricordarmi che IO CI SONO e sto in equilibrio :-D

E’ come una scintilla durante un black out. Un lampo di luce in mezzo al buio, un flash che aiuta a intravedere lo spazio circostante e a non sentirlo completamente estraneo, per poi tornare nell’oscurità finché non torna la corrente. Sarà un caso che la settimana scorsa ho avuto direttamente varie esperienze di cali di tensione o black out elettrici, e che me ne sono stati segnalati un’altra decina? ;-)

E quale giorno migliore per parlare di questo buio se non con l’eclisse di oggi? Siamo pure al solstizio d’inverno e a due anni esatti dalla fatidica data del 21/12/2012

Dopo tanta co-incidenza di eventi adesso vado proprio a concedermi un bel sonno ristoratore :-D

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Essere ed apparire

Qualche giorno fa ho sentito nell’etere alcuni spunti in merito “all’essere e all’apparire”, e all’importanza che essi hanno per lo sviluppo di una piena maturità nell’essere umani. E visto che ieri Irina con questo post ha ulteriormente rilanciato l’argomento, cerco ora di esprimere cosa sento a proposito.

Percepisco la domanda “essere o apparire?” come una delle più antiche, inossidabili e ben congegnate false divisioni… forse la migliore di tutte! ;-) In questa gigantesca e millenaria dicotomia sento saldamente presente lo Spirito nel verbo essere e la Materia nell’apparire. Due strutture energetiche completamente ed ostinatamente inconciliabili… oppure no?

Per cercare una risposta di massima a questo quesito mi sono posto un paio di semplici domande:

Posso realmente essere felice senza manifestarlo, senza che fuori lo si possa notare?
Mmmmm… questo sarebbe puro filosofare, una cosa reale solo nella mia immaginazione.

E se appaio felice, significa che lo sono?
Quì c’é la possibilità che si insinui il virus della falsità, perché in effetti potrei fingere di essere felice senza sentire veramente la felicità dentro di me, senza percepirla e viverla con il mio essere.

A questo punto lo snodo centrale non é scegliere se essere oppure apparire, ma apparire come sono, apparire aderente al mio essere, al mio essere in questo preciso momento. Perché fra 5 secondi potrei essere diverso da adesso, ed il mio apparire attuale sarebbe già obsoleto, distorto e non autentico. Quindi non si tratta di un “essere” che mi impongo con le abitudini, con le tecniche, le ripetizioni o con “il pensiero positivo a tutti i costi”, ma dell’essenza di ciò che percepisco istante per istante.

A questo punto la mia autenticità é in qualche modo la misura di quanto il mio apparire ed il mio essere sono allineati, di quanto collaborano per manifestare la mia luce nella materia con cui interagisco.

Io ritengo che ciascuno di noi stia gradualmente imparando a misurare e a percepire il proprio e altrui grado di autenticità, che come tutte le cose che si imparano a fare non é sempre costante, soprattutto all’inizio. Questa percezione non é un vero e proprio giudizio, ma un prendere atto di ciò che si fa rispetto a ciò che si sente che funge da faro e da guida per i nostri ulteriori sviluppi.

Non possiamo percepire direttamente l’essere di un altro, ma ciascuno può imparare a percepire quanto l’apparire sia aderente all’essere. E nella persona completamente autentica e trasparente l’apparire e l’essere si equivalgono, senza necessità di scelta tra l’uno o l’altro.

Oggi ho intenzionalmente semplificato le argomentazioni su questo aspetto fondamentale dell’essere umani nel tentativo di rendere la trascrizione del mio sentire più accessibile e meno distorta possibile. Spero davvero di ricevere molti commenti su questo articolo o sul Forum della Nuova Realtà per sviluppare assieme ulteriori punti di vista ;-)

Andrea

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Le false divisioni

Con il termine false divisioni mi piace nominare tutte quelle condizioni, quei pensieri, quegli attributi, quei comportamenti che finora abbiamo considerato separati, incompatibili ed inesprimibili in uno stesso ambito, come ad esempio:

  • Spiritualà e materialità
  • Bellezza ed intelligenza
  • Essere ed apparire
  • Razionalità e creatività
  • Maschile e femminile
  • Religione e scienza
  • Sensibilità e forza

La divisione – cioé il di-vedere, vedere in mezzo – é uno strumento formidabile che la coscienza può utilizzare per esplorare a fondo l’universo, per comprendere le parti e capire come esse interagiscono, come si parlano, come si mettono in relazione per creare qualcosa di nuovo.

In un universo frattale la divisione può continuare all’infinito se la coscienza sceglie di farlo, perché in qualunque livello ci si trovi l’universo sarà sempre in grado di offrirne uno ulteriore da esplorare in dettaglio. Noi uomini ci siamo divisi in innumerevoli modi possibili: famiglie, clan, razze, lingue, partiti politici, professioni, qualifiche e titoli di studio, ideologie, religioni, squadre di calcio, e così via. In ciascuna di queste separazioni abbiamo diviso e perso anche una parte di noi stessi, e abbiamo sperimentato sulla nostra pelle l’essere frammentati in un incalcolabile numero di pezzi. E lo abbiamo fatto con molta naturalezza (spesso senza accorgecene) autodefinendoci questo oppure quello in modo assoluto e decontestualizzato:

  • Sono una persona molto razionale
  • Sono molto istintivo
  • Sono un uomo, e non faccio queste cose da donne

Lo schema energetico lineare in cui ha vissuto l’umanità nel ciclo che si sta per concludere ha notevolmente favorito l’utilizzo della divisione come metodo di indagine, di auto esplorazione e conoscimento. Questo per noi é stato un bene, ed un insostituibile catalizzatore evolutivo per la coscienza individualizzata.

Ora i tempi sono maturi per riscoprire l’unione, l’interezza, l’integrità, la circolarità, la completezza, per chiudere il cerchio del processo di separazione e rimettere assieme le parti. In questo modo ci é possibile dare un senso di compiutezza a tutta la separazione che abbiamo manifestato, e rilanciare la nostra comprensione/coscienza ad un nuovo ulteriore livello.

Le divisioni che ho menzionato pocanzi sono false nel senso che non é più necessario che siano vere, attuali e reali se siamo disposti ad accettare questo fatto. Esse quindi non diventano false da se, ma grazie alla nostra nuova interpretazione. Siamo noi a scegliere coscientemente di interrompere la separazione nel momento in cui ci permettiamo di essere “cose” apparentemente inconciliabili ed incompatibili tra loro:

  • Posso essere forte e sensibile?
  • Posso apparire ciò che sono?
  • Posso sentirmi uno spirito immerso nella materia?
  • Posso percepirmi come un adulto maturo giocoso come un bambino?
  • Posso concepire che nessuna delle cose che ho elencato ne esclude necessariamente un’altra?

E a questo punto, che utilità può avere distinguermi, dividermi, frammentarmi e definirmi ulteriormente?

Per quanto riguarda quest’ultima domanda, ritengo personalmente che la mia esperienza di separazione sia agli sgoccioli ;-) e di sentirmi pronto per passare al livello successivo del gioco. Si tratta di quel livello che sto esplorando nelle sue fasi preliminari proprio in questo momento, sentendo dentro di me correnti molto diverse ed eterogenee che coesistono pacificamente, e di cui parlerò nel prossimo futuro…

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Errare e sbagliare

Quanti errori e sbagli ho fatto nella mia vita? Quanto mi sono punito e ridicolizzato per averli fatti? Quanto mi considero sbagliato rispetto a come vorrei essere? Ma come ho fatto a sbagliare così tante volte?

Tutte queste domande ci portano diritti ad uno dei temi centrali dell’essere umani, ovvero la relazione con gli errori, gli sbagli e quindi con il procedere nella vita.

Le parole errare e sbagliare nascondono delle potenti chiavi di lettura(*) che possono aiutarci ad approfondire questo tema, a superare i nostri limiti e a trasformare la nostra relazione con gli errori e gli sbagli per renderla più scorrevole, naturale e matura.

Errare significa andare vagando, senza sapere dove, senza consiglio, come brancolando tra le tenebre, da cui i termini errante ed errabondo, ovvero colui che vaga qua e la in luoghi diversi. Per esempio, la pianta erratica é quella che cresce spontaneamente in luoghi differenti, anche lontani dal luogo di origine.

L’errare denota quindi la condizione del procedere senza conoscere a priori, senza una mappa, senza un’obiettivo prefissato, e questo é un modo naturale e caratteristico della vita che si fa conoscere mediante l’esplorazione e l’esperienza diretta.

L’errare é una componente essenziale dell’esperienza.

Il bagliore, invece, é qualcosa che fa badare, che attrae l’attenzione, come ad esempio un grande splendore, da cui (ab)bagliare ovvero offuscare la vista per soverchio di chiarore. Secondo la sua definizione etimologica lo sbaglio é la funesta conseguenza della mancanza di attenzione, ovvero della offuscazione della vista prodotta da qualcosa che attrae l’attenzione, che é di prendere una cosa per un’altra.

Lo sbaglio é una condizione momentanea che comporta la mancanza di visibilità su alcuni aspetti della realtà circostante.

Quello che voglio fare notare quì non sono delle sottili differenze semantiche tra due parole ma il fatto che i vocabili errare e sbagliare descrivono dei movimenti naturali e normali della nostra esistenza:

  • l’esplorazione e la navigazione “a vista”
  • la deviazione/spostamento dell’attenzione

Errare e sbagliare non hanno di per se una connotazione negativa, se non nel giudizio che é stato loro dato nel corso dei secoli. Essi descrivono una parte dei processi esistenziali, ed hanno la capacità di aprire imprevedibili potenziali in modo caotico ed apparentemente illogico.

E’ nelle nostre facoltà la scelta di un atteggiamento neutro e maturo verso gli errori e gli sbagli – sia nostri che altrui – e riconoscere che essi sono semplicemente una condizione naturale, intrinseca ed inevitabile nel procedere nell’esistenza e della manifestazione fisica.

Al tempo stesso, siamo responsabili dei movimenti e degli eventi causati dal nostro agire “erratico” o “sbagliato”. Quindi la neutralità matura non sta semplicemente nell’ignorare o nello sminuire gli errori e gli sbagli direttamente vissuti, ma nella loro accettazione per ciò che sono, nel percepirli senza giudizio, nel riconoscere e guardare in faccia ciò che essi hanno creato, senza “voltarsi dall’altra parte” per paura di scoprire aspetti oscuri di noi stessi.

Osserviamo semplicemente “così é stato, così é andata”. Lasciamo andare il passato onorandolo per il servizio che ci ha reso e per l’insegnamento che ci ha dato. Non condanniamoci per i nostri errori e per i nostri sbagli. Perdoniamoci per ciò che abbiamo fatto (o non fatto) e che non avremmo voluto (o voluto) fare. Riappacifichiamoci con il passato, soprattutto con quello “errato” e “sbagliato”.

Lasciando andare facciamo spazio nella nostra vita, e creiamo i presupposti per attirare verso di noi condizioni di vita più fluide e scorrevoli, in cui poter scegliere secondo il criterio della felicità e della gioia senza inutili ed obsoleti sensi di colpa.

Un abbraccio,
Andrea

(*) Ringrazio Gregg Braden che mi ha fornito spunti interessanti nell’intervista pubblicata su Scienza e Conoscenza Numero 34.

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Identità e privacy

Nella cultura occidentale é piuttosto diffusa la condizione di dover affermare la propria identità difendendo la privacy e la riservatezza, ed oggi mi voglio divertire un po’ andando a sbirciare alcuni dei messaggi celati dietro questo concetto.

Diversamente dalla distinzione e l’individualità che siamo abituati ad attribuirle, l’identità presuppone una profonda, vera e completa uguaglianza, non a caso si dice di due gemelli che sono identici. Quindi la mia vera identità é nell’essere uguale agli altri, nel non distinguermi da loro, nel sentirmi uguale a loro. Più mi sento simile agli altri esseri umani, e più la mia vera identità aumenta.

A proposito di identità: prossimamente parlerò del processo di identificazione, il quale gioca un ruolo chiave nella nostra esistenza di spirito immerso nella materia, perché é il mezzo principale con cui la coscienza riesce a percepire il mondo così reale.

La difesa deriva da difendere, cioé fendere, tagliare, dividere, tenere lontano. Quando mi difendo da qualcuno sto ponendo e creando delle distanze tra me e lui. Quando mi difendo creo quella separazione e quell’isolamento che di solito fanno molta paura, e che la società cerca di sconfiggere ed eliminare in tutti i modi. Se nell’approcciare una persona od una situazione mi metto sulla difesa prima ancora dell’interazione stessa, sto creando proprio quella distanza e quel conflitto che vorrei evitare. E spesso attribuiamo agli altri la separazione creata da noi stessi.

La privacy deriva da privato e quindi da privare, cioé togliere. Il privato si é tolto l’apertura, la possibilità di interagire con gli altri – il pubblico – senza barriere e senza difese, perdendo quell’identità che lo rende uguale al resto del mondo. Se cerco la privacy mi separo dagli altri e comincio a non conoscerli; a lungo andare essi mi faranno paura (perché non li conosco), e potrò sentire l’esigenza di cercare ancora più privacy creando un circolo vizioso di separazione.

La riservatezza deriva da riservare, che ha il significato di custodire e risparmiare. Spesso la custodia comporta un segreto, cioé qualcosa messo da parte che non deve essere accessibile agli altri, mentre il risparmio portà con se l’energia della scarsità, della mancanza e della non abbondanza. Il risparmio ha senso solo se ho paura che il futuro sia pericoloso, scarso, non abbondante.

Per come vengono comunemente interpretate ed energeticamente vissute, la privacy e la riservatezza sono la versione distorta, forzata o abusata dell’intimità e della discrezione, delle quali si parlerà prossimamente.

In sintesi, difendere l’identità, la privacy e la riservatezza é un modo per separarci e frammentare la collettività, per  perdere quei valori d’insieme di cui invece sappiamo esserci molto bisogno.

Per come la percepisco io l’identità é una condizione naturale e sovrapposta all’unicità (un’altro bellissimo argomento per il prossimo futuro). Siamo tutti uguali nella nostra condizione di Esseri Umani e contemporaneamente siamo tutti unici ed irripetibili nelle nostro fluire nella vita.

Ed in questo stato naturale, il cui elemento chiave é l’apertura, non c’é nulla da difendere, nulla da dividere, nulla da risparmiare o lesinare, nulla da custodire se non quegli aspetti di noi stessi che non siamo ancora pronti a far uscire nel mondo esterno, o che non é appropriato esprimere per non violare il campo energetico nostro o dell’interlocutore.

Grazie anche a questo sito sto assottigliando la mia privacy e le mie difese, perché sento davvero forte l’impulso di andare incontro alla mia vera identità, al mio essere uguale a voi che mi leggete. :-D

Un abbraccio,
Andrea

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Ispirazioni notturne

Dopo aver aperto questo sito ed aver ricevuto numerosi incoraggiamenti da molti amici sono decisamente stato colto dalla paura di non riuscire a mentenere i miei propositi, di perdere il filo degli intenti e non non saper più come fare per mettere giù qualcosa di interessante.

Per fortuna :-| , grazie alle insolite modalità di sonno caratteristiche di questo periodo di grande trasformazione interiore, questa notte tra dalle 2.30 e le 6.00 ho avuto modo di stare ben sveglio e di ricevere dall’etere vari spunti(*) che metto subito in agenda:

  • identità e verità graduale
  • parole in silenzio
  • coltura e cultura
  • lo Spirito che respira a spirale
  • sincronicità delle onde frattali

oltre ovviamente ad un tema che sento sarà uno dei “piatti forti” in questo spazio, ovvero

  • economia e finanza nella coscienza

A volte mi domando se l’universo intelligente non potrebbe essere un po’ meno scherzoso e scegliere una forma di comunicazione un tantino meno “intrusiva” in risposta alle nostre richieste di chiarezza, supporto e creatività… ;-)

(*) Dopo aver pubblicato questo articolo c’é stato un approfondimento incrociato di questo aspetto nel magico forum-laboratorio delle energie: io ho scritto questo ed Irina questo.

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Il mio nuovo sito é on-line!

Finalmente dopo innumerevoli tentennamenti, ripensamenti e rimuginamenti oggi va in onda questo mio nuovo sito registrato un paio di mesi fa.

Sento che questa giornata é un po’ particolare (grazie Irina per la conferma ;-) ) e con l’aiuto di questa condizione favorevole sto percependo in modo più denso e sagomato ciò che voglio fare, esprimere, essere e condividere grazie (anche) a questo spazio.

In passato ho sentito molto il desiderio di gestire un blog personale a suo modo importante o significativo (ed in effetti ho anche fatto qualche timido tentativo), ma spesso mi sono sentito bloccato nella produzione dei contenuti da alcune importanti questioni di carattere (solo apparentemente ;-) ) editoriale:

  • che cosa potrei mai dire o raccontare che non sia già stato detto o raccontato nel mare magnum di Internet?
  • e a chi potrei raccoltarlo?
  • chi potrebbe avere un vero ed autentico interesse nel leggere i miei contenuti?

Oggi le risposte a queste domande si sono fatte decisamente più chiare e leggibili:

  • voglio raccontare me stesso, il mio sentire ed il mio modo di essere in progressivo cambiamento ed espansione… perché questo é un qualcosa di unico di cui soltanto io posso essere l’autore
  • comincio a raccontarlo proprio a me stesso…
  • …perché io sono assolutamente e profondamente interessato a conoscermi! ;-)

E se qualcuno – mentre osserverà questi dialoghi e racconti tra i miei molteplici aspetti – rispecchierà un po’ di se stesso, si scoprirà e si ritroverà un po’… ebbene, questo sarà per me un grande dono e la manifestazione di uno dei miei modi di servire la Vita nel modo più autentico e aderente al mio Essere.

Oggi mi sento pronto per donarmi ciò che desidererei ricevere, per scrivere quelle esatte parole che vorrei poter leggere, sentendole dentro per davvero in perfetto accordo e risonanza con me. Senza la necessità di raggiungere un’audience particolare o predeterminata. Perché quì non c’é nessun risultato, nessun obbiettivo. C’é semplicemente la naturale e graduale autoconoscenza ed autoespansione, il progressivo imparare a radicare a terra quelle meraviglie che percepisco in forma di potenziali. Il “dentro sentito” che diventa il “fuori manifestato”.

Scrivo a me stesso, e mi conosco. Nel farlo porto all’esterno quel qualcosa che sta crescendo dentro di me, e che potrei definire come “la capacità di manifestare il mio sentire ed i miei pensieri in modo sempre più nitido, tangibile e vero”.

Leggo me stesso, e mi conosco. Ciò che leggo mi narra le molte prospettive di cui sono fatto, e me le mostra in un formato che mi può sorprendere.

E così mi apro maggiormente verso me stesso come preludio ad una maggiore apertura verso il mondo esterno e la Vita.

Non mi é dato sapere se e quanti rapporti di amicizia vecchi e nuovi questo spazio mi permetterà di approfondire, di rilanciare, di trasfigurare o anche di sciogliere… ma quel che é certo é che in questo momento sento forti potenziali per un futuro imbevuto di una comunicazione più vera e trasparente, e questo sito sarà un’eccellente piattaforma stabile su cui poggiare una buona parte di questa autenticità in arrivo.

Con i migliori auguri ad Andrea ed a chi avrà il piacere di leggerlo ;-)

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